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Cultura

Magrone: 'don Tonino Bello vescovo militante per modificare la realtà'

Il sindaco di Modugno a Molfetta

"Il pensiero del teologo Don Tonino lo si apprezza nell'operato, nell'azione, nelle cose fatte in concreto dal vescovo di Molfetta nella lotta alle ingiustizie". Con queste parole, Nicola Magrone, magistrato e Sindaco di Modugno, ha approfondito ieri sera, nell'auditorium della Chiesa di San Domenico di Molfetta, la figura di Don Tonino Bello in una conversazione con lo scrittore Gianni Antonio Palumbo, il prof. Damiano D'Elia e il prof. Michele Laudadio.
Invitato dal Centro culturale Auditorium e dall'associazione Aneb di Molfetta, Nicola Magrone non si è sottratto alla riflessione su temi impegnativi relativi al rapporto tra coscienza e potere, etica e struttura, mantenendo però un saldo aggancio alla realtà e rievocando diversi episodi di sua diretta conoscenza nei quali ha potuto apprezzare di Don Tonino il vescovo militante che operava per modificare la realtà in nome della lotta alle ingiustizie, della difesa dei più deboli, dei reietti degli ultimi della società.
"La mia conoscenza con Don Tonino è consistita in storie, fatti, gesti concreti. Non era solo un teorico ma uno che le cose le faceva per davvero con una straordinaria capacità di rompere i meccanismi dell'immobilismo" ha sottolineato Magrone.
Il dialogo nell'auditorium di Molfetta ha preso le mosse dal volume "La coscienza e il potere. Conversazione con Nicola Magrone, Guglielmo Minervini e Clara Zagaria", una conversazone proprio con don Tonino Bello del 1992, edita da La Meridiana e pubblicata per la prima volta sulla rivista Sudcritica.
"Don Tonino è stato un uomo capace di scegliere, prendere decisioni senza a sua volta prendere ordini dal potere. Quel potere che spesso, invece, ci condiziona e ci impedisce di fare delle scelte autenticamente libere" ha detto Magrone.
Il volume "La coscienza e il potere" è la trascrizione della conversazione avvenuta in episcopio, nel marzo 1992, un anno prima della morte del vescovo di Molfetta, una conversazione intorno a Ignazio Silone, che si svolse in particolare tra il vescovo e il magistrato: don Tonino e Nicola Magrone si confrontano sul rapporto tra il potere e la 'struttura', sul rigore a cui la coscienza non può sottrarsi, a partire da alcune sollecitazioni di Silone. È a partire dai nodi della riflessione siloniana che don Tonino giunge ad affrontare nodi centrali verso cui il cristiano (e in particolare il politico cristiano) non può arretrare: il ruolo e il servizio, la libertà e l'obbedienza, il dogma e la fede, la conservazione e il cambiamento, la verità e la carità. In sintesi, la coscienza e il potere. Un'occasione per raccontare la solitudine, anzi la clandestinità, all'interno della struttura nella quale si è riposta la propria fiducia. La speranza nel patto tra deboli, se non per rovesciare il potere almeno per attenuarne l'abuso.
"Tornare alle origini di don Tonino Bello - ha concluso Magrone - è, per noi, anche tornare alle origini del nostro popolo, cioè la Costituzione."
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