
Cronaca
Voto di scambio politico-mafioso, a giudizio l'ex sindaco Bonasia
All'ex primo cittadino è contestato un presunto patto con il clan Parisi: avrebbe promesso assunzioni per vincere il ballottaggio del 2020
Modugno - mercoledì 14 ottobre 2026
8.59
È stato rinviato a giudizio per voto di scambio politico-mafioso e per corruzione elettorale, nella giornata di ieri, l'ex sindaco di Modugno, Nicola Bonasia, 43 anni, imputato nell'inchiesta della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari che l'anno scorso portò all'arresto dell'ex assessore alle Attività Produttive, Antonio Lopez.
Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, ha disposto il processo per sei persone, a partire dal 14 gennaio. Altri tre, tra cui Lopez, hanno invece optato per il rito abbreviato: saranno giudicati il 14 dicembre. Bonasia - per l'accusa - avrebbe accettato tramite Lopez, ritenuto il trait d'union con Michele Parisi - la promessa da parte di persone vicine al clan Parisi di Bari di procurare voti per il ballottaggio dell'ottobre 2020 in cambio di posti di lavoro.
Bonasia, sempre per l'accusa, avrebbe stipulato lo stesso patto anche con Adriana Diomede (ritenuta referente del clan Diomede e rinviata a giudizio) in cambio della candidatura di sua figlia Lucia Bosco al consiglio comunale di Modugno: la donna è diventata consigliera quando Lopez è stato nominato assessore. Una terza ipotesi di corruzione elettorale fa riferimento all'accordo che Bonasia e Lopez avrebbero concluso con tre imprenditori, chiedendo voti in cambio di lavori.
Oltre a Lopez (tuttora agli arresti domiciliari) ha chiesto il giudizio abbreviato pure Cristian Stragapede, anche lui ritenuto vicino al clan mafioso Parisi, e Raffaele Strafile. Nei confronti di tutti gli imputati si sono costituiti parti civili il Ministero dell'Interno, il Comune di Modugno e anche il commissario nazionale Antiracket.
Il giudice dell'udienza preliminare del Tribunale di Bari, Giuseppe De Salvatore, ha disposto il processo per sei persone, a partire dal 14 gennaio. Altri tre, tra cui Lopez, hanno invece optato per il rito abbreviato: saranno giudicati il 14 dicembre. Bonasia - per l'accusa - avrebbe accettato tramite Lopez, ritenuto il trait d'union con Michele Parisi - la promessa da parte di persone vicine al clan Parisi di Bari di procurare voti per il ballottaggio dell'ottobre 2020 in cambio di posti di lavoro.
Bonasia, sempre per l'accusa, avrebbe stipulato lo stesso patto anche con Adriana Diomede (ritenuta referente del clan Diomede e rinviata a giudizio) in cambio della candidatura di sua figlia Lucia Bosco al consiglio comunale di Modugno: la donna è diventata consigliera quando Lopez è stato nominato assessore. Una terza ipotesi di corruzione elettorale fa riferimento all'accordo che Bonasia e Lopez avrebbero concluso con tre imprenditori, chiedendo voti in cambio di lavori.
Oltre a Lopez (tuttora agli arresti domiciliari) ha chiesto il giudizio abbreviato pure Cristian Stragapede, anche lui ritenuto vicino al clan mafioso Parisi, e Raffaele Strafile. Nei confronti di tutti gli imputati si sono costituiti parti civili il Ministero dell'Interno, il Comune di Modugno e anche il commissario nazionale Antiracket.


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