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Elezioni a Modugno, Italia Giusta: «Sconfitti nel tentativo di continuare a cambiare la città»

La nota resa pubblica nella serata di ieri quando i risultati hanno delineato il ballottaggio Bonasia- Cramarossa

«Abbiamo perso. Siamo stati sconfitti nel nostro tentativo di continuare a cambiare questa nostra città, a cambiare stili di vita, a renderla bella col recupero dei nostri beni culturali, a portare legalità, isole pedonali, meno cemento e più verde».


Inizia così la lunga nota di Italia Giusta Secondo la Costituzione, pubblicata ieri in seguito ai risultati delle comunali che registrano la debacle del candidato del sindaco uscente Magrone, Pietro Losole.

«Siamo stanchi e rattristati, ma sorridenti. - prosegue la nota - Questa sconfitta è facile da leggere e porta ttrtti i segni della fati. che abbiamo avuto ad amministrare questa città, a tirarla fuori dal dissesto finanziario, a farla risorgere con una NO raccolta differenziata al 75,96% e col recupero di tesori culturali nascosti e abbandonati, a portare sicurezza in scuole senza agibilità, a portare ordine in una urbanistica dissennata dove garage e cantine per de.nni sono diventati appartamenti sotterranei, i marciapiedi sono scomparsi, le case antiche buttate giù per fame palazzoni, i balconi 'sporgenti' parte della segnaletica stradale. Potremmo continuare ma non serve. Siamo stati sconfitti non perché i cittadini di Modugno non ci hanno capito, ma perché non avevamo capito noi. Non avevamo capito che il quartiere Cecilia aveva ancora bisogno del suo ecomostro, del suo elettrodotto e delle sue strade dissestate per continuare a cantare l'eterno lamento del 'siamo stati abbandonati' e a non essere costretto a prendere in mano le vite degli abitanti e a lottare per i diritti, non avevamo capito che piazza Pio XII, centro storico, via Magna Graecia, non volevano bellezza e cure, ma avevano ancora bisogno dei loro topi e dei parcheggi selvaggi e degli abusivi nelle scuole. O forse più semplicemente perché non avevamo capito che sono ancora molte le costrizioni criminali che impongono, per esempio al quartiere Cecilia, di votare compatto in un modo invece che in un altro. E ancora, non avevamo capito che, invece che rispettare le vittime del Covid e le necessità di un'amministrazione attenta in un periodo difficile a causa della pandemia, avremmo dovuto cominciare a fare campagna elettorale a febbraio scorso, per non ritrovarci all'ultimo minuto a chiedere voti. Abbiamo pensato che avere fatto tante cose per la città e avere un programma bello e preciso da continuare, a differenza degli altri programmi fatti solo di parole vuote messe in fila, ci avrebbe aiutato. E invece ci siamo ritrovati a chiedere voti a chi, a prescindere dai programmi, li aveva già promessi, a chi li aveva già regalati, a chi li aveva già venduti e a chi aveva già dimenticato le condizioni di vita nelle quali stava cinque anni fa. Siamo sconfitti, ma non è la prima volta: non perdiamo quindi la nostra fiducia che si possano cambiare le cose con la nostra 'rivoluzione gentile'. Abbiamo cominciato questa battaglia elettorale quando la campagna elettorale degli altri era già cominciata da mesi, e temevamo fortemente (sapevamo) che avremmo perso. Avremmo potuto rinunciarvi, e avevamo già quasi deciso di farlo, ma abbiamo poi preferito batterci ugualmente per non rinnegare le cause che riteniamo giuste e che continueremo a portare avanti comunque, senza condizionamenti. Sappiamo che la vita è dawero conosciuta soltanto da quelli che soffrono e più spesso inciampano in sconfitte, perché deboli e non sostenuti da interessi altri. Noi oggi - come sempre - stiamo dalla loro parte».
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