Attualità

Non esiste una questione 'De Amicis". Ma solo etica

La lettera di un genitore dopo le notizie sulla scuola elementare

Noi di Modugnoviva abbiamo pensato di raccontarvi una storia. Lo facciamo attraverso la lettera di una mamma che nelle ultime settimane ha fatto assistere ai suoi bambini a quello che scuola non e'. Anzi. E' la negazione. La storia riguarda la primaria De Amicis finita sotto i riflettori per un presunto mancato sostegno a un bimbo. Un bambino che sua mamma in una recente intervista ha definito vivace. Non entreremo nel merito della questione perché non ci appartiene. Perché i like li lasciamo ad altri.
'Sono una mamma. Come tutte quelle che ogni mattina si svegliano all'alba, preparano nello stesso momento colazione e merenda. Sono una mamma che tutti i giorni corre per arrivare prima a scuola e godersi lo spettacolo. Quale? I bambini. Le loro cartelle colorate, i loro sorrisi, il loro vestirsi alla stessa maniera per essere tuttt uguali. O cercare di esserlo. Mi piace che pur non rispettando la fila aspettano con ansia le maestre. Sì, per un ciao diverso. Per un sorriso diverso. Le maestre sono sempre le stesse
Alcune di loro le conosco. Altre un.po' meno. Ma si capisce che sono.uguali. Amano i loro alunni alla.stessa maniera. Incondizionatamente. Eppure noi genitori siamo pronti a gettarle nel fango. Questi giorni una classe intera si sarebbe svuotata lasciando occupati soltanto pochi banchi: la.dirigente ha concesso il nullaosta per poter portare via i bambini in un'altra scuola. Cambieranno compagni. Insegnanti. Ci pensavo. E se fosse stato uno dei miei bimbi ad avere difficoltà? Non saprei. Il problema non si risolve. Perché chi resta viene sbattuto in prima pagina senza se e senza ma. La storia diventa di.tutti. In questi giorni si assiste al.dibattito.del.tutti.sappiamo ma nessuno parla. Ci si chiedr addirittura le istituzioni dove siano finite. Nel cortile della scuola si respira un'aria strana. Una atmosfera surreale. Tutti sappiamo. Tutti vediamo. E tutti ci giriamo dall'altra parte. Curiosi. Affamati. E le maestre? Ah si. Al loro posto. Pronte ad abbracciare. Consolare. Rimproverare.
Una domanda: noi siamo le stesse persone che si emozionano alle recite. Che piangono quando i 5 anni di scuola elementare finiscono. Siamo quelli che invocano l'integrazione. Forse si. Allora smettiamola con quell'atteggiamento tipo speriamo non capiti una cosa.simile. E ricordiamoci tutti che il lupo nero puo_ fare pace con l'agnellino'.
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