Il giro del mondo dei modugnesi Rossella e Michele con la loro cagnolina Mia
Il giro del mondo dei modugnesi Rossella e Michele con la loro cagnolina Mia
Vita di città

Il giro del mondo dei modugnesi Rossella e Michele con la loro cagnolina Mia

«Non aspettare di avere la vita perfetta per iniziare a viverla»: questo il motto dei ‘Vangolden’

Una vita fatta di scoperte, emozioni, esperienze continue: è questa quella che hanno scelto di percorrere Rossella Del Console e Michele D'Alessio insieme alla loro cagnolina Mia. Due modugnesi che – da un momento all'altro – hanno attaccato al chiodo quella quotidianità monotona e priva di stimoli scegliendo una casa a quattro ruote che avrebbe lasciato loro le comodità tipiche di un'abitazione, ma vissute con un panorama diverso quasi ogni giorno.

Abbiamo posto quindi a Rossella una serie di domande inerenti la loro 'vita a quattro ruote', così da poter conoscere meglio la loro storia.

Com'è iniziata la vostra storia, il vostro viaggio?

Tutto sembra essere iniziato da un desiderio improvviso di Michele - in una grigia giornata di fine autunno del 2017 - che dice a Rossella: «Sai, ci ho pensato tanto e c'è una cosa che voglio fare più di ogni altra: partire per fare il giro del mondo» - insomma un desiderio che spiazza, ma che allo stesso tempo ha fatto riflettere Rossella: «Sul momento non lo presi sul serio. Mi sembrò una delle sue solite idee folli e, diciamocelo, anche un po' immature. Pensai che fosse un modo per scappare dalle responsabilità, piuttosto che un progetto concreto. Oggi, col senno di poi, credo che in realtà avessi paura di illudermi che fosse davvero possibile. Perché, in fondo al cuore, quel desiderio bruciava anche dentro di me: vivere una vita libera dagli schemi, senza sentirci costretti a seguire un percorso prestabilito, con la possibilità di scoprire il mondo e scegliere ogni giorno dove andare. Credo che la nostra storia, quella del viaggio che stiamo vivendo oggi, sia iniziata proprio lì, in quel momento, a gambe all'aria sul letto della mia cameretta, mentre sognavamo una vita diversa. Da quella conversazione, piano piano, il sogno ha cominciato a prendere forma, fino a trasformarsi in realtà. E oggi eccoci qui: viviamo da oltre cinque anni una vita nomade e da due siamo fuori dall'Europa, continuando a inseguire quel sogno nato in un grigio pomeriggio di fine autunno».

Perché avete deciso di viaggiare 365 giorni l'anno, con un camper e il vostro cane?

«Perché 365 giorni l'anno? Perché la vita sedentaria, semplicemente, non fa per noi. Dopo un po' che svolgiamo lo stesso lavoro, frequentiamo gli stessi posti e viviamo nella stessa casa, sia io che Michele iniziamo a sentirci stretti. La routine ci ammazza! Abbiamo bisogno di stimoli, di novità, di sentirci liberi, di cambiare aria e di seguire la nostra curiosità. Per questo ci siamo costruiti un lavoro che, oltre a permetterci di lavorare da remoto, ci dà la possibilità di esprimere la nostra creatività. In fondo, abbiamo cercato di costruirci una vita che ci somigliasse, anziché adattarci a quella che sembrava essere la strada giusta per tutti»: risponde decisa Rossella.

«Perché un camper? Perché ci piace viaggiare comodi! Avere sempre a disposizione il nostro bagno, la doccia, un letto, una cucina e tutto lo spazio di stivaggio di cui abbiamo bisogno fa davvero la differenza, soprattutto quando viaggi per lunghi periodi. Senza contare che, così, Michele può portare con sé tutto ciò che gli serve per gestire la sua malattia cronica, comprese le medicine. Insomma, per noi il camper è una piccola casa su ruote che ci permette di sentirci a casa praticamente ovunque».

«E poi c'è Mia! La nostra figlioccia di pelo, che viaggia con noi praticamente da sempre. A volte ci chiediamo cosa abbiamo fatto per meritarci una cagnolina così! Non si lamenta mai, nemmeno quando affrontiamo percorsi off-road tutt'altro che confortevoli. Anzi, ho quasi la sensazione che si diverta! E appena ne ha l'occasione, corre libera e scava buche nel terreno come se non ci fosse un domani. È una cagnolina dal carattere meraviglioso, buona, paziente e sempre pronta a seguirci ovunque».

Da quanto tempo viaggiate con il vostro camper e qual è l'esperienza più bella che avete vissuto, se doveste sceglierne una?

«Con questo camper siamo in viaggio da quasi due anni. In questo tempo abbiamo attraversato Grecia, Turchia, Georgia, Russia, Kazakistan, Uzbekistan, Tagikistan e Kirghizistan.
Viaggiamo molto lentamente: ci piace dedicare almeno due mesi a ogni Paese. Credo che il motivo sia proprio questo: non vogliamo semplicemente visitare o attraversare un luogo, ma, in qualche modo, viverlo da vicino. Quando parcheggiamo il camper, ci prendiamo tutto il tempo necessario per esplorare i dintorni, parlare con le persone del posto e assaggiare quei piatti tipici che rendono ogni destinazione unica
».

«Di esperienze belle e incontri speciali ne abbiamo vissuti tantissimi. Ma voglio raccontarti l'ultimo, perché è uno di quelli che difficilmente dimenticheremo.
Siamo a Osh, in Kirghizistan, al Gran Bazar. Sono le otto del mattino e siamo pronti a ripartire. Michele sta per mettere in moto, quando vediamo avvicinarsi una signora del posto con cui avevamo fatto amicizia qualche giorno prima. Ha entrambe le mani piene di buste con dentro ogni genere di prelibatezza. La ringraziamo per quel pensiero così gentile. Quanto sono generose le persone che incontriamo in viaggio, penso tra me e me. Ma proprio quando stiamo per salutarla definitivamente, succede qualcosa di inaspettato: la signora sale in macchina e ci fa cenno di seguirla Siamo sulla collina sacra di Salomone. E siamo lì perché dobbiamo chiedere ad Allah un figlio! Io e Michele ci guardiamo, completamente spiazzati. Un figlio? Ma noi non le abbiamo mai detto di volere un figlio!
»: un fraintendimento causato dalla traduzione di Google Traduttore aveva fatto comprendere alla donna che i due viaggiatori non potessero avere figli – alla domanda della stessa sul perché non li avessero: «Io le avevo risposto che ne avrei voluto uno, mentre Michele, almeno per il momento, no».
Ma la signora li aveva accompagnati in quel luogo sacro per aiutarli a chiedere un miracolo: «Incredibile! Una scena surreale, se ci ripenso! Quella signora, che ci conosceva appena, aveva dedicato il suo tempo e le sue energie per fare qualcosa che, nella sua visione del mondo, avrebbe potuto aiutarci a essere felici»: ovviamente Rossella e Michele non si sono assolutamente tirati indietro, si sono quindi arrampicati sulla collina – con 40 gradi all'ombra – e sono scivolati per tre volte lungo lo 'scivolo sacro (per mancanza di un termine migliore)', recitando mentalmente una preghiera ad Allah.

Consigliereste - a chi vi segue - la vostra vita fatta di viaggi e di scoperte continue? Qual è il vostro motto?

«Sì, ma non necessariamente a tutti nella stessa forma in cui la stiamo vivendo noi. Viaggiare 365 giorni l'anno, vivere in un camper e cambiare continuamente Paese non è una passeggiata. Ci sono sacrifici, imprevisti, problemi da risolvere e giornate in cui vorresti soltanto fermarti un attimo e avere una casa con quattro mura, senza doverti preoccupare di dove parcheggiare o di cosa si sia rotto o rovesciato questa volta!
Ma nonostante tutto per noi ne vale la pena. Perché abbiamo la possibilità di conoscere persone, culture e luoghi che altrimenti forse non avremmo mai incontrato. Perché ogni giorno ci mette alla prova e ci insegna qualcosa. E soprattutto perché sentiamo di stare vivendo una vita che ci appartiene davvero».

«Il nostro motto? Non aspettare di avere la vita perfetta per iniziare a viverla».

Qual è la vostra prossima meta?

«A differenza di altri viaggiatori, non abbiamo mai avuto un itinerario prestabilito, con tappe e scadenze da rispettare. Al contrario, cambiamo programma abbastanza spesso, in base a quello che ci succede e alle opportunità che incontriamo lungo la strada.

Ho sempre immaginato la vita come un fiume e mi piace pensare che, a volte, la cosa più saggia da fare sia lasciarsi trasportare dalla corrente, senza cercare necessariamente di controllare ogni direzione. Del resto, non possiamo pianificare tutto, nemmeno quando siamo in viaggio!

Quando abbiamo lasciato l'Italia avevamo in mente una sola cosa: viaggiare. Non verso una destinazione precisa, ma verso un intero continente: l'Asia. Poi, giorno dopo giorno, abbiamo costruito il nostro percorso, e lo abbiamo fatto seguendo sempre l'istinto.

La nostra prossima meta? Ci piacerebbe entrare in Cina e poi scendere verso il Sud-est asiatico. Ma la burocrazia lì per noi viaggiatori su ruote è davvero estenuante. Vedremo cosa succederà
»: termina così il racconto di Rossella pieno di sogni ed esperienze ancora da vivere.


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