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Territorio e Ambiente

Disagio sociale, il racconto di chi ogni giorno lo affronta

Dibattito aperto con Rinascita per Modugno

Parlare e discutere di disagio sociale significa affrontare una tematica sempre in evoluzione, quanto mai di attualità e complessa, perché presenta vari risvolti, diverse sfaccettature, mille facce. Poche visibili e tante invisibili, che però quando si manifestano fanno rumore.
Disagio sociale vuol dire varie forme di inadeguatezza dell'individuo rispetto al sistema di riferimento e in cui vive, che lo portano a uno stato di sofferenza o comunque all'assenza di benessere.
Sofferenza che non è soltanto economica – una delle più pesanti, senza dubbio – ma anche psicofisica e psicologica (frustrazione, solitudine, timidezza, imbarazzo, ribellione, devianza, rifugio nel mondo delle sostanze psicotrope, il sentirsi inferiori agli altri). E le cause sono molteplici: la caduta di tutti quei valori e realtà consolidate che si ritenevano essere certezze, una impossibilità adattarsi velocemente a una società che cambia, difficoltà nel rispondere alle esigenze e bisogni personali.
E ieri pomeriggio, nell'incontro organizzato dall'associazione "Rinascita per Modugno" e moderato dal presidente Antonio Stragapede, si è discusso a lungo di tutti questi aspetti. Del disagio sociale nella nostra città, e cosa si potrebbe fare concretamente per affrontarlo meglio. Soprattutto grazie alle vive voci e attivismo delle svariate associazioni che lavorano sul territorio.
Una di queste è quella fondata e diretta da Michele Farina, dal nome "Agebeo e gli amici di Vincenzo", che dal 1990 cerca di dare un sostegno a tutti i malati di leucemia e alle loro famiglie. Il suo sogno, però – lui, che lavora al Reparto oncologico al Policlinico di Bari e ha perso il figlio all'età di 16 anni – è quello di mettere su un villaggio dell'accoglienza, a due passi dalla facoltà di Economia, che possa raccogliere dieci nuclei familiari. "Modugno non è il Comune dove i bambini si ammalano di più – ha ammesso – ma c'è un'alta percentuale di ragazzi dai 20 anni in su che muoiono a causa di leucemie fulminanti acute".
C'è anche "Fermiconlemani" dell'avvocato Alberto Zabatta. Questa associazione affonda radici nel pensiero e musica di Fabrizio Moro, di cui porta il nome dell'omonima canzone, e dal 2009 si occupa di prevenire e combattere i fenomeni di violenza, di tutti i livelli. "La prevenzione – ha scandito – è fondamentale, ed è anche per questo che lavoriamo molto negli istituti scolastici. I primi soggetti che vanno educati sono le famiglie. Il lavoro è il miglior antidoto alla povertà, ed è centrale che le donne riacquistino la loro dignità".
E che dire, poi, di "Bethel", il cui motto è della povertà non si parla, ma si agisce. E anche quest'associazione, con sede a Foggia e che si occupa di promozione sociale, fa parlare i fatti. Perché – come ha sottolineato il referente per Modugno, Nicola Iacobbe – l'obiettivo è dare un sostegno, vivo, tangibile e concreto a coloro che hanno difficoltà a mangiare. Come? Attraverso i 3mila volontari e le 60 filiali, raccolgono le derrate alimentari – 40 kg al mese – e le danno a chi ne ha davvero bisogno, anche direttamente a domicilio, soprattutto il fine settimana. "A Modugno c'è tantissima gente che ne ha bisogno – ha ammesso Iacobbe - e che noi aiutiamo grazie al Comune, ma è chiaro che possiamo e dobbiamo fare di più con l'aiuto dell'amministrazione, magari avendo a disposizione altri locali".

E quando si parla di disagio sociale, non si può non far riferimento al ruolo della famiglia, che in questi anni ha perso la propria centralità. Ecco, allora, il compito importante di "Noi per la famiglia", che nasce all'indomani del Family day del 2015 e dopo la manifestazione del Circo massimo. "La nostra volontà – sono state le parole di Raffaella Greco, delegata per Modugno e Puglia dell'associazione - è garantire ai minori una scuola eticamente corretta e i punti famiglia, quindi Caf patronati con gratuità dei servizi per chi non se lo può permettere".
Michele Lieggi, invece, nella vicina Mola di Bari, è a capo da 20 anni del consorzio "Elpendù", che raccoglie tante cooperative per affrontare temi spinosi quali immigrazione e terza età.
Giuseppe Galante, invece, criminologo clinico, ha analizzato la questione a livello psicologico. "Sarebbe sbagliato trattare il disagio in un discorso insiemistico, ma va affrontato caso per caso. Si deve partire dal rendere particolarmente ricca la casa, che più lo è e più è facile prevenire certi fenomeni". Ha poi lanciato l'allarme sul diverso rapporto che c'è con la morte, e sulla spersonificazione quando siamo al volante, perché anche l'auto può diventare uno strumento pericoloso.
Dinanzi ai disagi sociali, a chi si sente emarginato e abbandonato, diventa importante la risposta delle istituzioni, Comune in primis, che però spesso, per svariate motivazioni, non possono fare tutto, e per lo più in tempi rapidi. E lo hanno chiarito, da un lato, l'assessore ai Servizi sociali del Comune di Mola di Bari, Leonarda Valentina Vergatti, e il sindaco di Giovinazzo, Tommaso De Palma.
Entrambi, però, hanno lanciato un messaggio chiaro: bisogna prima imparare a essere cittadini, gli unici motori del cambiamento.
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