Alessio Rezza
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Da Modugno ad étoile a Roma, Alessio Rezza: «Tanti sacrifici, ma ora un lavoro che amo»

Intervista con il ballerino che dalla nostra città è arrivato a calcare palchi importanti, il suo consiglio ai giovani

Da una scuola di ballo di Modugno, ad étoile del Teatro dell'Opera di Roma, passando per la scuola di ballo del teatro alla Scala di Milano. È la storia di Alessio Rezza, che dalla nostra cittadina è arrivato a farsi conoscere a livello nazionale e mondiale. Lo abbiamo intervistato per capire cosa c'è dietro il suo successo e comprendere come, partendo da Modugno, sia possibile andare tanto lontano.

Alessio Rezza, si aspettava di essere nominato étoile del Teatro dell'Opera di Roma?

Veramente no, non era qualcosa di previsto né sognato. Io ho sempre sognato di fare quello che sto facendo, ovvero interpretare dei ruoli da primo ballerino, poi è arrivato questo "regalo".

Com'è nata la sua passione per la danza?

Posso dire che, in qualche modo, è nata per caso. Mia madre mi ha portato, fin da piccolo, in una scuola di danza a Modugno (Balletto Oggi diretta da Mariella Rana, ndr) per farmi fare qualche attività, dato che non stavo mai fermo. Nessuno in famiglia aveva mai fatto questo tipo di attività, ma avevo un paio di cuginette che andavano a danza in questa scuola, e così andavamo tutti insieme. La passione è venuta con il tempo.

Partire da Modugno e arrivare a fare l'étoile a Roma è complicato?

Sì, è molto difficile, perché ormai in Italia le scuola di ballo sono decine di migliaia, e le scuole professionali che ti formano per questo mestiere sono poche. C'è l'accademia della Scala di Milano, la scuola dell'Opera di Roma, l'accademia nazionale di danza sempre a Roma, una scuola a Napoli, e poco altro. Anche solo essere ammessi è molto difficile, in certe scuole, e poi il percorso è comunque duro. Nelle scuole professionali si diplomano ogni anno dalle 4 alle 10 persone, nel settore maschile. E poi le audizioni per i corpi di ballo sono, ogni anno, per uno o due posti. Andare avanti nella formazione è già complesso, ma non finisce lì, in quanto nel momento in cui si riesce ad entrare in un corpo di ballo bisogna continuare la scalata, per arrivare a danzare determinati ruoli e addirittura avere delle nomine.

Cosa consiglierebbe di fare ad un bambini/ragazzino, con la passione della danza, che abita in un paese come Modugno?

Dovrebbe capire prima di tutto se c'è la possibilità, e la volontà, anche dei genitori ad intraprendere un percorso così complicato e anche costoso. Solo fare una audizione per una accademia di ballo professionale porta necessariamente al trasferimento in un'altra città, con tutti i relativi costi. Oltre ai costi necessari per alcuni corsi. Quando sono entrato alla scuola di ballo della Scala, i corsi erano a pagamento fino a quindici anni, poi solo per merito si passava avanti e si arrivava al diploma. Dai quindici anni in poi, se si andava avanti, il costo della scuola era gratuito, ma vanno comunque considerati tutti gli altri costi legati alla vita in una città. Inoltre, ci vuole tanta passione e tanto sacrificio. Più passione hai e meno sacrificio fai, ovviamente. Io facevo corsi di danza dalla mattina alle 9.30 fino alle 16, e poi dalle 17 andavo al liceo fino alle 21.30. Tutta la mia giornata era dedicata allo studio. Ci sono molti sacrifici, ma alla fine fai qualcosa che ami fare. Il lavoro che fai dopo è per pochi. Per me non è mai stato davvero un lavoro, sono pagato per fare quello che mi piace.

Che età aveva quando ha lasciato Modugno per questo motivo? La sua famiglia lo ha sempre supportato?

Ho lasciato Modugno a 14 anni. La mia famiglia è stata sempre di supporto e, come ho detto prima, questo è un aspetto fondamentale.

Dopo questo riconoscimento avuto ora, cosa pensa che le riservi il futuro?

Continuerò a fare quello che sto facendo qui a Roma, con un po' più di responsabilità. Mi piace molto stare al Teatro dell'Opera, c'è un ottimo ambiente per me, ed è tutto molto funzionale per farmi proseguire. Questa nomina non è certo un traguardo finale, ma solo un altro passo avanti.

Credits: Ph. Fabrizio Sansoni
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