Omicidio Scavo al Divine Club, convalidato il fermo del 22enne Di Vittorio
È lui che, secondo gli inquirenti, avrebbe aperto la porta di sicurezza del locale di Bisceglie ai presunti sicari
giovedì 11 giugno 2026
11.32
Resta in cella Francesco Di Vittorio, il 22enne di Modugno, indagato per i reati di concorso in omicidio volontario con l'aggravante del metodo mafioso e concorso nella detenzione di armi da fuoco, nell'inchiesta sul delitto di Filippo Scavo, il 42enne barese ucciso lo scorso 19 aprile nella discoteca Divine Club di Bisceglie.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, ha convalidato il fermo e ha emesso una contestuale ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta della persona che, secondo quanto accertato dalle indagini coordinate dall'Antimafia di Bari, avrebbe aperto la porta di sicurezza del locale ai presunti autori materiali dell'omicidio, Dylan Capriati e Aldo Lagioia, arrestati lo scorso 5 maggio assieme all'altro presunto complice del delitto, Nicola Morelli.
Ad incastrare Di Vittorio, oltre alle immagini di sicurezza, c'è pure un'intercettazione di una telefonata tra sua madre e suo fratello. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, il 22enne, assistito dall'avvocato Nicola Quaranta, si è avvalso della facoltà di non rispondere rendendo, però, dichiarazioni spontanee. Di Vittorio, infatti, avrebbe detto di aver aperto il varco D dopo aver sentito bussare, di fatto consentendo l'ingresso nel locale ai presunti killer, senza però conoscerne le intenzioni.
Il 22enne, inoltre, avrebbe anche detto di non aver assistito alla lite tra la vittima e i presunti assassini e che non sapeva che fossero armati. Dopo aver sentito gli spari, sarebbe scappato portando con sé in auto Capriati, che era con lui anche all'arrivo in discoteca: l'indagato, quindi, resta al gabbio, recluso nel Rucci di Bari.
Il giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Bari, Giuseppe Ronzino, ha convalidato il fermo e ha emesso una contestuale ordinanza di custodia cautelare in carcere. Si tratta della persona che, secondo quanto accertato dalle indagini coordinate dall'Antimafia di Bari, avrebbe aperto la porta di sicurezza del locale ai presunti autori materiali dell'omicidio, Dylan Capriati e Aldo Lagioia, arrestati lo scorso 5 maggio assieme all'altro presunto complice del delitto, Nicola Morelli.
Ad incastrare Di Vittorio, oltre alle immagini di sicurezza, c'è pure un'intercettazione di una telefonata tra sua madre e suo fratello. Nel corso dell'interrogatorio di garanzia, il 22enne, assistito dall'avvocato Nicola Quaranta, si è avvalso della facoltà di non rispondere rendendo, però, dichiarazioni spontanee. Di Vittorio, infatti, avrebbe detto di aver aperto il varco D dopo aver sentito bussare, di fatto consentendo l'ingresso nel locale ai presunti killer, senza però conoscerne le intenzioni.
Il 22enne, inoltre, avrebbe anche detto di non aver assistito alla lite tra la vittima e i presunti assassini e che non sapeva che fossero armati. Dopo aver sentito gli spari, sarebbe scappato portando con sé in auto Capriati, che era con lui anche all'arrivo in discoteca: l'indagato, quindi, resta al gabbio, recluso nel Rucci di Bari.