Cala il sipario sul Teatro Fava di Modugno. Michele Bia: «Continuiamo ad aspettare un incontro con il sindaco»

La chiusura si è resa necessaria per consentire gli interventi di riqualificazione e adeguamento dell’immobile alle norme di sicurezza

giovedì 3 settembre 2026 11.31
Il Teatro Fava di Modugno si ferma. Dopo quattro anni di attività e iniziative promosse da On Stage – Laboratorio delle arti sceniche, la struttura chiude i battenti, almeno temporaneamente, lasciando aperti diversi interrogativi sul suo futuro. A fare chiarezza sulla situazione è il direttore artistico Michele Bia, che ha affidato ai social le proprie riflessioni in risposta alle numerose domande arrivate da allievi, famiglie, associazioni e realtà teatrali interessate a conoscere le sorti del teatro.

La chiusura si è resa necessaria per consentire gli interventi di riqualificazione e adeguamento dell'immobile alle norme di sicurezza. Non è ancora chiaro se e con quali modalità il Teatro Fava potrà tornare a essere uno spazio dedicato alla formazione, agli spettacoli e alla produzione culturale della città. Qui l'appello del direttore creativo Michele Bia:

«In questi giorni ci stanno arrivando moltissime domande, telefonate e messaggi. A scriverci sono gli spettatori, che ci chiedono quale sarà la prossima stagione teatrale e quando potranno tornare a sedersi in platea.
Ci sono i nostri allievi e le loro famiglie, che vogliono sapere dove continueranno i corsi, le attività e i percorsi di formazione.
Ci sono le scuole, le associazioni, l'Università e tutte le realtà con cui, in questi anni, abbiamo costruito collaborazioni, progetti e percorsi condivisi.
E ci sono le compagnie teatrali, che già ci stanno contattando per sapere quando ripartirà la stagione e per sottoporci le loro nuove proposte.

A tutti loro sentiamo di dover dare una risposta. Avremmo sperato che queste risposte arrivassero anche attraverso una comunicazione ufficiale alla città da parte dell'Amministrazione Comunale. Una comunicazione che, per quanto ci riguarda, abbiamo sollecitato. Ma ad oggi non è ancora arrivata.

Dopo quattro anni di attività da parte di On Stage, il Teatro Fava è stato chiuso. La chiusura era prevista per il 30 giugno ed è stata successivamente prorogata al 13 luglio, così da consentire a On Stage di concludere le attività e procedere allo sgombero completo degli spazi. Il 4 agosto, alle ore 15.00, abbiamo formalmente riconsegnato il Teatro Fava al Comune di Modugno.

La chiusura si è resa necessaria perché la struttura deve essere riqualificata e adeguata alle normative di sicurezza. È una necessità che comprendiamo e condividiamo pienamente. Quello che ci sta a cuore, però, è ciò che accadrà nel frattempo. Perché il Teatro Fava non era soltanto un edificio, in questi anni è diventato luogo vivo della città. Un luogo nel quale si è fatto teatro, cinema, musica, formazione.

Un luogo frequentato dalle scuole, dalle famiglie, dagli studenti, dagli artisti, dalle associazioni. Un luogo nel quale sono passate compagnie provenienti da diverse parti d'Italia e migliaia di spettatori.

Il progetto ha attivato processi innovativi nella gestione e nella produzione culturale, rafforzando il rapporto con il territorio e le istituzioni e contribuendo alla costruzione di una rete collaborativa efficace. Non un semplice contenitore, ma un centro produttivo di cultura, capace di generare valore sociale, opportunità e prospettiva.

Un'esperienza che non si è limitata a produrre attività culturali, ma ha costruito un modello: un modo diverso di fare cultura, capace di incidere nel tessuto sociale e di lasciare un segno duraturo nel territorio. Un luogo aperto praticamente sette giorni su sette. E, soprattutto, un luogo che negli anni ha costruito una comunità.

E c'è un altro aspetto che riteniamo importante sottolineare: tutto questo non ha rappresentato un costo per l'Amministrazione comunale. La gestione del teatro, la programmazione delle stagioni, la realizzazione degli spettacoli e delle produzioni, le attività di formazione, i progetti con le scuole, le collaborazioni con l'Università, le rassegne, gli eventi e tutte le attività che hanno animato il Fava sono state realizzate senza costi a carico delle casse comunali.

L'Amministrazione ha messo a disposizione uno spazio pubblico.
Noi, insieme a una rete di artisti, professionisti, assessori, uffici comunali, associazioni, scuole e partner, abbiamo messo in campo idee, lavoro, competenze, progettazione, risorse e capacità di costruire attività e pubblico.

Per questo ci è sembrato naturale chiederci: come sarà il futuro? E soprattutto: come possiamo fare in modo che questo patrimonio costruito negli anni non venga disperso e che non sia necessario ricominciare da zero?
Perché chiudere un luogo è una cosa, disperdere una comunità, un pubblico, una rete di relazioni e un progetto culturale costruiti nel tempo è un'altra. È una domanda che abbiamo posto ufficialmente con una Pec anche all'Amministrazione Comunale, chiedendo un confronto istituzionale. Noi vogliamo un confronto per costruire un ponte tra quello che è stato fatto e quello che si potrà fare. Per questo vogliamo rispondere, per quanto possiamo, alle domande che ci stanno arrivando.

Continuiamo ad aspettare un incontro, col nuovo Sindaco Beppe Montebruno e la nuova Assessora Stella Sanseverino, per parlare di ciò che può ancora essere.»