Ambito Territoriale Sociale di Modugno, Bitetto e Bitritto, prosegue il percorso di co-programmazione
Il 5 novembre l’appuntamento di restituzione conclusivo
venerdì 30 ottobre 2026
12.11
Prosegue a passo spedito e si arricchisce di contenuti il percorso di co-programmazione avviato dall'Ambito Territoriale Sociale di Modugno, Bitetto e Bitritto per la definizione del Piano Sociale di Zona 2026-2028, lo strumento strategico ed esecutivo con cui i tre Comuni individueranno le politiche sociali e la rete dei servizi destinati alle comunità locali per il prossimo triennio.
Dopo un'intensa fase di ascolto e confronto guidata dai tavoli tematici — che hanno visto la presenza di Istituzioni locali, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola ETS, operatori sociali, ASL e semplici cittadini —, l'intero processo sta entrando nel suo momento chiave.
L'appuntamento di restituzione conclusivo, inizialmente previsto per il 27 ottobre, è stato riprogrammato per il prossimo 5 novembre 2026: una tappa fondamentale pensata non solo per presentare la sintesi dei dati emersi, ma per condividere e valorizzare pubblicamente l'enorme bagaglio di idee e proposte raccolte sul campo.
Costruire il nuovo Piano di Zona significa prima di tutto abbattere una vecchia visione burocratica a favore di un modello di governance condivisa, come sottolineato da Patrizia Potenzieri, assessora ai Servizi Sociali di Bitetto. L'intero iter rappresenta un'autentica svolta metodologica: «Abbiamo superato la vecchia logica dell'assistenzialismo calato dall'alto. Insieme a Modugno e Bitritto, e con il prezioso supporto del CSV San Nicola ETS, abbiamo dato vita a una vera palestra di democrazia partecipativa. Mettere seduti allo stesso tavolo Istituzioni, ASL Bari, Terzo Settore e cittadini ci permette di programmare servizi non sulla base di fredde statistiche, ma partendo dai vissuti reali delle persone».
Un approccio laboratoriale e aperto pienamente condiviso da Anna Clavelli, assessora alle Pari Opportunità e alla Disabilità del Comune di Modugno. Forte di un lungo percorso nell'amministrazione, Clavelli evidenzia come la pianificazione d'ambito debba sempre sapersi adattare ai mutamenti del contesto sociale: «La costruzione del piano sociale di zona ci dà sempre la possibilità di conoscere le esigenze del territorio, di capire quanto sia essenziale mettere al centro le persone con i loro bisogni e le loro storie. Dobbiamo fare attenzione soprattutto all'incrocio della tutela delle pari opportunità e dei diritti di tutti, in particolare dei minori, facendo in modo che partecipino pienamente anche alla vita sociale e scolastica». Per Clavelli, l'obiettivo a lungo termine deve guardare anche a chi solitamente resta ai margini del dialogo istituzionale: "Per il futuro è fondamentale continuare a lavorare insieme, perché le scelte condivise diventano servizi reali. È poi importante sensibilizzare la parte della società più diffidente, quella che non si rivolge direttamente ai servizi, per creare una comunità quanto più forte e inclusiva possibile».
Sulla stessa lunghezza d'onda, l'esperienza vissuta a Bitritto, dove le giornate di lavoro hanno mostrato un coinvolgimento capillare delle realtà sociali del territorio. Francesco Valente, assessore comunale di Bitritto, ricorda con particolare enfasi l'incontro pubblico dello scorso 1° ottobre: «È stata un'esperienza importante sia dal punto di vista professionale sia umano. Durante il tavolo di Bitritto c'è stata una partecipazione significativa e un confronto costruttivo con le associazioni del territorio su progettualità rivolte ai bambini, alla scuola, al benessere e all'inclusione". Valente puntualizza l'efficacia del lavoro di rete: "Le associazioni e il Terzo settore offrono un contributo prezioso grazie alla conoscenza diretta delle persone e alla capacità di intercettare esigenze che richiedono risposte personalizzate. È fondamentale superare gli interventi isolati e costruire percorsi che mettano in relazione scuola, servizi e territorio. Considero il Piano di Zona non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per costruire un welfare territoriale più vicino alla gente».
Sottolinea il valore strategico di questo percorso anche Flavio Longo, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Modugno, per il quale questo iter rappresenta un momento di profonda crescita istituzionale: «È stata un'esperienza stimolante e profondamente formativa. Trattandosi del mio primo Piano di Zona in veste di assessore, essendomi insediato da solo pochi mesi, ho vissuto questo percorso con una combinazione di grande responsabilità ed entusiasmo. Costruire il Piano di Zona all'interno dell'Ambito BA10 non significa soltanto adempiere a un atto politico-amministrativo, ma attivare un vero e proprio laboratorio di co-programmazione e co-progettazione. Vedere come Comuni diversi riescano a fare rete per un obiettivo comune è la dimostrazione che la politica sociale moderna funziona ancor meglio se ragiona in ottica di comunità intercomunale».
Rosa Franco e Alessandro Cobianchi, rispettivamente Presidente e direttore del CSVSN evidenziano poi il valore generativo di questa collaborazione che favorisce percorsi reali di amministrazione condivisa e consente il rafforzamento, anche in prospettiva futura, delle relazioni fra Ets del territorio, amministrazioni e uno snodo strategico come è lo stesso Centro di servizio.
Un dialogo costante, quello tra i vari attori, dal quale è emersa una vera e propria mappa delle fragilità del territorio dell'Ambito BA10, che traduce le emergenze in priorità d'azione concrete per il prossimo triennio. Tra i dati politici più rilevanti spicca la questione giovanile: le nuove generazioni chiedono di uscire dalle dinamiche di isolamento digitale e dal disagio post-pandemico: come sintetizzato dall'assessora Patrizia Potenzieri, "è emersa con urgenza la necessità di creare luoghi fisici di aggregazione, creatività e protagonismo giovanile, dove i ragazzi possano incontrarsi, fare cultura e stare insieme in sicurezza".
A questo tema centrale si affianca il contrasto alla vulnerabilità familiare e alla povertà educativa, da intercettare prima del punto di rottura potenziando programmi già sperimentati ed efficaci come il P.I.P.P.I., ufficialmente inserito nei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, trasformando l'intervento in un diritto esigibile per le famiglie vulnerabili in tutto il territorio nazionale Legge 30 dicembre 2021, n. 234.
Resta inoltre altissima l'attenzione riservata alla disabilità, attraverso progetti per la vita indipendente, percorsi dedicati al "Dopo di Noi" e forme di sollievo materiale e psicologico per i caregiver familiari che sostengono l'assistenza quotidiana. Infine, per la terza età, l'obiettivo strategico risiede nel contrasto alla solitudine involontaria tramite reti di prossimità e nell'inclusione digitale guidata dai Punti di Facilitazione Digitale, pensati per evitare che gli anziani restino esclusi dall'accesso ai servizi comunali e sanitari.
Il lavoro di analisi dei bisogni ha fatto emergere criticità articolate che spaziano dalle fasce più giovani a quelle più fragili della popolazione, trovando immediato riscontro anche nella lettura fornita dall'assessore Longo: «Il lavoro di ascolto ha evidenziato con forza la necessità di rafforzare la rete dei servizi per la genitorialità, il contrasto alla povertà educativa e il sostegno al disagio giovanile. Al contempo, con l'aumento dell'aspettativa di vita, la richiesta di servizi domiciliari integrati e di sollievo per i caregiver familiari è diventata una priorità assoluta. Per quanto riguarda l'inclusione lavorativa e il contrasto alle nuove povertà, non parliamo solo di sostegno economico immediato, ma di percorsi di autonomia e reinserimento lavorativo per chi ha perso le certezze di un tempo. Infine, c'è il tema della salute mentale e del benessere psicologico, un bisogno sempre più trasversale che richiede risposte tempestive e integrate con le strutture sanitarie locali. Questo Piano ci restituisce una fotografia chiara: le persone non chiedono risposte assistenziali 'a pioggia', ma servizi di prossimità, flessibili e integrati».
Accanto all'architettura tecnica delle misure, a emergere con forza nei racconti degli amministratori è la dimensione umana e relazionale di questo "cantiere del welfare". Coordinare tavoli di co-programmazione significa confrontarsi ogni giorno con storie complesse, cariche di aspettative e fatiche.
«Significa fare i conti con una profonda empatia collettiva — dichiara infatti Potenzieri — perché quando ti trovi a incrociare le storie di solitudine degli anziani, i sacrifici dei caregiver o il disorientamento dei ragazzi, avverti tutto il peso e la bellezza del ruolo che ricopri. Dietro le sigle tecniche dei LEPS (i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) ci sono volti, dignità e diritti: il welfare non è una spesa da bilancio, ma l'infrastruttura umana di una comunità". Gli fa eco Clavelli, ribadendo come "il valore della programmazione condivisa stia nel trasformare l'ascolto di chi ha più bisogno in interventi concreti", e come il valore più grande risieda nella consapevolezza – spiega Valente - che "condividere responsabilità e mettere in comune competenze permette di costruire risposte più efficaci per il benessere dell'intera comunità».
Un coinvolgimento emotivo e professionale confermato dallo stesso assessore Longo: «Dal punto di vista umano è stata un'esperienza bellissima e toccante. Entrare in contatto diretto con la passione degli operatori sociali, con la dedizione del mondo del volontariato e con le storie reali delle persone cambia la prospettiva con cui si vive la carica pubblica. Per me, arrivato da pochi mesi, è stato un 'battesimo' umano straordinario. Il Piano di Zona non è un semplice documento teorico ma una guida strategica e concreta per i prossimi anni. Ci dota di uno strumento operativo solido per intercettare risorse, programmare interventi efficaci e garantire che nessuno, all'interno dell'Ambito BA10, venga lasciato indietro».
Con la conclusione di questa prima fase e in attesa dell'incontro di restituzione del 5 novembre prossimo l'attività di co-programmazione proseguirà con gli incontri tecnici con i referenti della ASL di Bari e dei Sindacati confederali per poi avviare la fase di redazione del nuovo Piano Sociale di Zona.
Dopo un'intensa fase di ascolto e confronto guidata dai tavoli tematici — che hanno visto la presenza di Istituzioni locali, Centro di Servizio al Volontariato San Nicola ETS, operatori sociali, ASL e semplici cittadini —, l'intero processo sta entrando nel suo momento chiave.
L'appuntamento di restituzione conclusivo, inizialmente previsto per il 27 ottobre, è stato riprogrammato per il prossimo 5 novembre 2026: una tappa fondamentale pensata non solo per presentare la sintesi dei dati emersi, ma per condividere e valorizzare pubblicamente l'enorme bagaglio di idee e proposte raccolte sul campo.
Costruire il nuovo Piano di Zona significa prima di tutto abbattere una vecchia visione burocratica a favore di un modello di governance condivisa, come sottolineato da Patrizia Potenzieri, assessora ai Servizi Sociali di Bitetto. L'intero iter rappresenta un'autentica svolta metodologica: «Abbiamo superato la vecchia logica dell'assistenzialismo calato dall'alto. Insieme a Modugno e Bitritto, e con il prezioso supporto del CSV San Nicola ETS, abbiamo dato vita a una vera palestra di democrazia partecipativa. Mettere seduti allo stesso tavolo Istituzioni, ASL Bari, Terzo Settore e cittadini ci permette di programmare servizi non sulla base di fredde statistiche, ma partendo dai vissuti reali delle persone».
Un approccio laboratoriale e aperto pienamente condiviso da Anna Clavelli, assessora alle Pari Opportunità e alla Disabilità del Comune di Modugno. Forte di un lungo percorso nell'amministrazione, Clavelli evidenzia come la pianificazione d'ambito debba sempre sapersi adattare ai mutamenti del contesto sociale: «La costruzione del piano sociale di zona ci dà sempre la possibilità di conoscere le esigenze del territorio, di capire quanto sia essenziale mettere al centro le persone con i loro bisogni e le loro storie. Dobbiamo fare attenzione soprattutto all'incrocio della tutela delle pari opportunità e dei diritti di tutti, in particolare dei minori, facendo in modo che partecipino pienamente anche alla vita sociale e scolastica». Per Clavelli, l'obiettivo a lungo termine deve guardare anche a chi solitamente resta ai margini del dialogo istituzionale: "Per il futuro è fondamentale continuare a lavorare insieme, perché le scelte condivise diventano servizi reali. È poi importante sensibilizzare la parte della società più diffidente, quella che non si rivolge direttamente ai servizi, per creare una comunità quanto più forte e inclusiva possibile».
Sulla stessa lunghezza d'onda, l'esperienza vissuta a Bitritto, dove le giornate di lavoro hanno mostrato un coinvolgimento capillare delle realtà sociali del territorio. Francesco Valente, assessore comunale di Bitritto, ricorda con particolare enfasi l'incontro pubblico dello scorso 1° ottobre: «È stata un'esperienza importante sia dal punto di vista professionale sia umano. Durante il tavolo di Bitritto c'è stata una partecipazione significativa e un confronto costruttivo con le associazioni del territorio su progettualità rivolte ai bambini, alla scuola, al benessere e all'inclusione". Valente puntualizza l'efficacia del lavoro di rete: "Le associazioni e il Terzo settore offrono un contributo prezioso grazie alla conoscenza diretta delle persone e alla capacità di intercettare esigenze che richiedono risposte personalizzate. È fondamentale superare gli interventi isolati e costruire percorsi che mettano in relazione scuola, servizi e territorio. Considero il Piano di Zona non un punto di arrivo, ma un punto di partenza per costruire un welfare territoriale più vicino alla gente».
Sottolinea il valore strategico di questo percorso anche Flavio Longo, assessore alle Politiche Sociali del Comune di Modugno, per il quale questo iter rappresenta un momento di profonda crescita istituzionale: «È stata un'esperienza stimolante e profondamente formativa. Trattandosi del mio primo Piano di Zona in veste di assessore, essendomi insediato da solo pochi mesi, ho vissuto questo percorso con una combinazione di grande responsabilità ed entusiasmo. Costruire il Piano di Zona all'interno dell'Ambito BA10 non significa soltanto adempiere a un atto politico-amministrativo, ma attivare un vero e proprio laboratorio di co-programmazione e co-progettazione. Vedere come Comuni diversi riescano a fare rete per un obiettivo comune è la dimostrazione che la politica sociale moderna funziona ancor meglio se ragiona in ottica di comunità intercomunale».
Rosa Franco e Alessandro Cobianchi, rispettivamente Presidente e direttore del CSVSN evidenziano poi il valore generativo di questa collaborazione che favorisce percorsi reali di amministrazione condivisa e consente il rafforzamento, anche in prospettiva futura, delle relazioni fra Ets del territorio, amministrazioni e uno snodo strategico come è lo stesso Centro di servizio.
Un dialogo costante, quello tra i vari attori, dal quale è emersa una vera e propria mappa delle fragilità del territorio dell'Ambito BA10, che traduce le emergenze in priorità d'azione concrete per il prossimo triennio. Tra i dati politici più rilevanti spicca la questione giovanile: le nuove generazioni chiedono di uscire dalle dinamiche di isolamento digitale e dal disagio post-pandemico: come sintetizzato dall'assessora Patrizia Potenzieri, "è emersa con urgenza la necessità di creare luoghi fisici di aggregazione, creatività e protagonismo giovanile, dove i ragazzi possano incontrarsi, fare cultura e stare insieme in sicurezza".
A questo tema centrale si affianca il contrasto alla vulnerabilità familiare e alla povertà educativa, da intercettare prima del punto di rottura potenziando programmi già sperimentati ed efficaci come il P.I.P.P.I., ufficialmente inserito nei Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali, trasformando l'intervento in un diritto esigibile per le famiglie vulnerabili in tutto il territorio nazionale Legge 30 dicembre 2021, n. 234.
Resta inoltre altissima l'attenzione riservata alla disabilità, attraverso progetti per la vita indipendente, percorsi dedicati al "Dopo di Noi" e forme di sollievo materiale e psicologico per i caregiver familiari che sostengono l'assistenza quotidiana. Infine, per la terza età, l'obiettivo strategico risiede nel contrasto alla solitudine involontaria tramite reti di prossimità e nell'inclusione digitale guidata dai Punti di Facilitazione Digitale, pensati per evitare che gli anziani restino esclusi dall'accesso ai servizi comunali e sanitari.
Il lavoro di analisi dei bisogni ha fatto emergere criticità articolate che spaziano dalle fasce più giovani a quelle più fragili della popolazione, trovando immediato riscontro anche nella lettura fornita dall'assessore Longo: «Il lavoro di ascolto ha evidenziato con forza la necessità di rafforzare la rete dei servizi per la genitorialità, il contrasto alla povertà educativa e il sostegno al disagio giovanile. Al contempo, con l'aumento dell'aspettativa di vita, la richiesta di servizi domiciliari integrati e di sollievo per i caregiver familiari è diventata una priorità assoluta. Per quanto riguarda l'inclusione lavorativa e il contrasto alle nuove povertà, non parliamo solo di sostegno economico immediato, ma di percorsi di autonomia e reinserimento lavorativo per chi ha perso le certezze di un tempo. Infine, c'è il tema della salute mentale e del benessere psicologico, un bisogno sempre più trasversale che richiede risposte tempestive e integrate con le strutture sanitarie locali. Questo Piano ci restituisce una fotografia chiara: le persone non chiedono risposte assistenziali 'a pioggia', ma servizi di prossimità, flessibili e integrati».
Accanto all'architettura tecnica delle misure, a emergere con forza nei racconti degli amministratori è la dimensione umana e relazionale di questo "cantiere del welfare". Coordinare tavoli di co-programmazione significa confrontarsi ogni giorno con storie complesse, cariche di aspettative e fatiche.
«Significa fare i conti con una profonda empatia collettiva — dichiara infatti Potenzieri — perché quando ti trovi a incrociare le storie di solitudine degli anziani, i sacrifici dei caregiver o il disorientamento dei ragazzi, avverti tutto il peso e la bellezza del ruolo che ricopri. Dietro le sigle tecniche dei LEPS (i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali) ci sono volti, dignità e diritti: il welfare non è una spesa da bilancio, ma l'infrastruttura umana di una comunità". Gli fa eco Clavelli, ribadendo come "il valore della programmazione condivisa stia nel trasformare l'ascolto di chi ha più bisogno in interventi concreti", e come il valore più grande risieda nella consapevolezza – spiega Valente - che "condividere responsabilità e mettere in comune competenze permette di costruire risposte più efficaci per il benessere dell'intera comunità».
Un coinvolgimento emotivo e professionale confermato dallo stesso assessore Longo: «Dal punto di vista umano è stata un'esperienza bellissima e toccante. Entrare in contatto diretto con la passione degli operatori sociali, con la dedizione del mondo del volontariato e con le storie reali delle persone cambia la prospettiva con cui si vive la carica pubblica. Per me, arrivato da pochi mesi, è stato un 'battesimo' umano straordinario. Il Piano di Zona non è un semplice documento teorico ma una guida strategica e concreta per i prossimi anni. Ci dota di uno strumento operativo solido per intercettare risorse, programmare interventi efficaci e garantire che nessuno, all'interno dell'Ambito BA10, venga lasciato indietro».
Con la conclusione di questa prima fase e in attesa dell'incontro di restituzione del 5 novembre prossimo l'attività di co-programmazione proseguirà con gli incontri tecnici con i referenti della ASL di Bari e dei Sindacati confederali per poi avviare la fase di redazione del nuovo Piano Sociale di Zona.