Omicidio Scavo al Divine Club, c'è il quarto fermato: è un 21enne di Modugno

Si tratta del 21enne Francesco Di Vittorio che avrebbe preso parte attiva all'omicidio nel Divine Club di Bisceglie: «Aveva il ruolo di "cerniera"»

venerdì 5 giugno 2026 9.05
A cura di Nicola Miccione
Avrebbe preso parte attiva all'omicidio di Filippo Scavo, di 42 anni, avvenuto lo scorso 19 aprile all'interno della discoteca Divine Club di Bisceglie, per vendicare quello di Raffaele Capriati, con una funzione di «cerniera», come la ritiene il pubblico ministero antimafia di Bari, Bruna Manganelli, agevolandone l'esecuzione.

Una figura considerata importante in quell'ottica, funzionale alle azioni del gruppo composto da Dylan Capriati, Aldo Lagioia e Nicola Morelli. Sono loro tre che le telecamere esterne al Divine ritraggono mentre arrivano a bordo di una Lancia Y e, infine, entrano armati senza che nessuno, preposto ai controlli, li fermi. Due le pistole usate, una quella che avrebbe fatto fuoco contro Scavo, quella impugnata da Dylan. Undici secondi per entrare, uccidere e scappare con la stessa auto.

Con loro c'è il 21enne Francesco Di Vittorio, di Modugno, che ieri è stato fermato dai Carabinieri del Comando Provinciale della Bat in esecuzione di un decreto di fermo. Il giovane, per gli inquirenti, è stato decisivo nelle fasi del delitto perché arrivato «con il gruppo» armato, avrebbe aperto la porta del locale e poi favorito la fuga «con l'auto di appoggio», una utilitaria presa a noleggio per il weekend. E Di Vittorio non può essere considerato una «figura periferica», è scritto negli atti.

«L'elemento realmente innovativo è la rilettura dell'apertura del varco D (della discoteca, ndr) - si legge - che non sarebbe stata l'apertura neutra di una porta, ma il gesto che avrebbe restituito agli aggressori armati l'accesso fisico alla vittima, dopo che il primo tentativo era fallito». Il 21enne «non apre un accesso neutro, ma riapre la soglia che separava i soggetti armati dalla vittima designata», è scritto ancora. Di Vittorio, inoltre, avrebbe avuto «la disponibilità delle chiavi dell'auto».

Alla base del fermo, per concorso in omicidio volontario con l'aggravante del metodo mafioso e concorso nella detenzione di armi da fuoco, c'è il pericolo di fuga e di inquinamento delle prove, sulla base di quanto riferito da persone informate sui fatti e da quanto emerge dalle intercettazioni. In una telefonata del 6 maggio, il giorno dopo i fermi dei tre giovani, due donne commentano l'intenzione del 21enne di raggiungere un amico in Australia, dove avrebbe anche trovato un lavoro.

Ma non solo: le indagini hanno anche evidenziato che Di Vittorio avrebbe minacciato un ragazzo che aveva noleggiato loro l'auto. Nelle ore precedenti al fermo, si legge, Di Vittorio era irreperibile nel luogo di residenza e questo proverebbe, assieme al progetto di trasferirsi in Australia, il suo tentativo di sottrarsi ai controlli.